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Home Lezioni in Valigia

Galapagos in solitaria a 45 anni: la mia verità senza filtro tra costi, errori e dubbi

09/03/2026
0 0
San Cristobal - Galapagos -Ecuador

Sea Lion taking sunbath

01/03/2026
Aeroporto.
Volo in ritardo.
Un mese e mezzo di viaggio sulle spalle. Ecuador archiviato. Bolivia a metà.

E una sensazione strana.

Mi aspettavo un’altra atmosfera.
Forse è l’ansia da prestazione.
Forse è la pressione di voler fare “le foto giuste” per dare una direzione concreta a questo nuovo pezzo di vita.
Forse è il fatto che quando investi tutto su un sogno, poi pretendi che sia perfetto.

E qualcosa, alle Galápagos, non mi è tornato.


Io alle Galápagos ci volevo andare da quando ero bambina

Le avevo scelte per un motivo solo: loro.

Le tartarughe giganti.
I leoni marini.
I blue-footed boobies.
I pinguini all’equatore.

Bucket list vera. Di quelle scritte a penna, non su Pinterest.

E infatti, a livello di fauna, sono spettacolari.
Su questo non si discute.

Ma il resto?

Il resto è più complesso.


 

La sensazione di essere un bancomat ambulante

Partiamo dai numeri, che quelli non mentono.

  • 200 USD ingresso al Parco Nazionale (tariffa per gli stranieri)
  • 30 USD ogni traghetto tra un’isola e l’altra
  • 1 USD taxi boat dal molo al traghetto (andata)
  • 1 USD taxi boat al ritorno
  • 30 USD taxi aeroporto a Santa Cruz
  • 5 USD bus aeroporto a Santa Cruz
  • 10 USD tassa extra a Isabela

Paghi ovunque.
Sempre.
Per tutto.

E spesso senza alternativa.

In molte isole non puoi noleggiare auto.
Ti muovi solo in taxi.
Percorsi prestabiliti.
Soste prestabilite.
Foto? Solo dove si può.

E io che viaggio con 12 kg di attrezzatura sulle ginocchia non sono esattamente la persona che ama le soste prestabilite.

E non è finita.

Se paghi con carta, spesso ti applicano una commissione extra tra il 5% e il 10%.

Se vuoi prelevare contanti, gli ATM permettono di ritirare massimo 200 USD per volta, con commissioni della banca locale.

Tradotto:
prelevi poco, paghi commissioni, e ti ritrovi a fare più operazioni del necessario.

Non è drammatico.
Ma è un altro tassello che rende tutto più costoso di quello che avevi preventivato.

 

L’inizio non è stato dei migliori

San Cristóbal.
Appartamento prenotato su Booking. Ottime recensioni. Pick-up incluso.

Sulla carta, perfetto.

Nella realtà: un building dismesso, scale rotte, tubature a vista, nessun corrimano, il vuoto accanto ai gradini.
Entro.
Caldo infernale.
Finestre che si chiudono a malapena.
Acqua da comprare a 7 dollari.
Letto con base avvolta in cartone e cellophane.

Io viaggio da sola.
La sicurezza per me non è un optional.

Sono uscita.
Ho perso i soldi.
Ho passato il pomeriggio a cercare un altro posto, più caro ovviamente.
Ho litigato con il proprietario.
Booking irreperibile.
Numero europeo da chiamare a peso d’oro.

Dopo giorni, tramite un commento sotto un loro post Facebook, sono riuscita a farmi rimborsare.

Non è il tipo di energia con cui vuoi iniziare un sogno.

Alloggi: prezzi europei, standard discutibili

Stanza privata: 50–60 USD.

Per cosa?

Lavandini rotti.
Rubinetti che ti rimangono in mano.
Nessun posto dove stendere l’asciugamano del mare.

Non pretendo il lusso.
Ma se pago come in Europa, mi aspetto standard almeno decenti.

In Laos, con quella cifra, avevo un appartamento vista palazzo reale a Vientiane. Con lavatrice.

Per intenderci.

Cibo e piccoli “extra” creativi

Colazione fronte mare.
Guardo il menù. Prezzi chiari.

Al conto: IVA aggiunta.

In teoria il prezzo esposto dovrebbe includerla.
A Isabela, evidentemente, la matematica è elastica.

Il piatto del giorno ti salva.
Ma anche lì: a volte la bevanda è inclusa, a volte no.

E no, non parliamo di cocktail.
Parliamo di un succo.

Le isole: cosa rifarei e cosa no

San Cristóbal

Qui ho preso la certificazione Open Water.
Sì, a 45 anni.
Con correnti forti e leoni marini che mi giravano attorno mentre facevo gli esercizi PADI.

Kicker Rock: squali, martello, leoni marini.

E i leoni marini ovunque in città.
Seduti sulle panchine.
Sulle barche.
In mezzo alla strada.

Unico.

Isabela

La mia preferita.

Più selvaggia.
Spiagge immense.
Ruta de la Tortuga: tartarughe in libertà mentre cammini.
Noleggi una bici e sei indipendente.

Los Túneles: blue-footed boobies, pinguini (se sei fortunata), snorkeling incredibile.

Qui starei di più.

Santa Cruz

Tortuga Bay bellissima.
Il molo carino.

Ma se devo concentrare tempo e budget, preferisco Isabela.

 

Forse il punto non sono solo i soldi

Forse avevo aspettative troppo alte.
Forse avevo caricato questo posto di un peso simbolico enorme.

Ma c’è anche un’altra verità.

Viaggiare da sola con uno zaino fotografico da 12 chili sulle spalle non è solo poetico.
È fisico. È concreto. È pesante.

Non è che l’ho riempito di cose inutili.
È l’attrezzatura che pesa. Punto.

Ogni trasferimento lo fai da sola.
Ogni scala senza corrimano la fai da sola.
Ogni taxi boat traballante la fai da sola.
E se inciampi, ti arrangi.

Essere una donna non ti garantisce aiuto.
Anzi. Spesso nessuno si offre nemmeno di tenerti lo zaino un secondo mentre sali.

Poi c’è il lato emotivo.

Vedi coppie ovunque.
Vedi viaggi condivisi.
E tu sei lì, over 40, con il tuo compagno a casa, a inseguire un progetto che ancora non sai se diventerà qualcosa di concreto.

Le uniche persone sole che incontri hanno l’età di tuo nipote.
Non è un dramma.
Ma è una distanza che senti.

E quando le cose non sono come le avevi immaginate, lo scoraggiamento è dietro l’angolo.

Perché oltre al viaggio c’è la domanda che non ti lascia mai:

“Sto facendo la cosa giusta?”

Sto spendendo bene i miei soldi?
Sto costruendo qualcosa o sto solo consumando risparmi?
Sono abbastanza brava?
Abbastanza preparata?
Abbastanza in gamba per trasformare tutto questo in un’attività vera?

E poi c’è il silenzio dei social.
Nessun feedback.
Nessuna validazione.
Nessuna garanzia.

Viaggiare così non è solo esplorare un posto.
È mettere continuamente in discussione te stessa.

E quando una destinazione ti delude anche solo un po’, tutto questo peso emotivo viene amplificato.

Forse le Galápagos non mi hanno delusa solo per i costi.
Forse mi hanno colpita in un momento in cui io ero già fragile.

E questa è la parte che nelle stories non si vede.

Le rifarei?

Sì.
Una volta nella vita vanno viste.

Ma:

  • Non le farei completamente da sola.
  • Dividerei i costi in gruppo.
  • Oppure valuterei una crociera locale: costosa, ma almeno tutto incluso e meno sorprese.

Tornando indietro:

Entrata e uscita da San Cristóbal.
Passaggio rapido a Santa Cruz.
Più tempo a Isabela.

La conclusione onesta

Le Galápagos sono incredibili per gli animali.
Meno per il sistema che le circonda.

Se siete in Ecuador, non andarci sarebbe un delitto.
Il volo da Quito (con stop tecnico a Guayaquil) è accessibile.

Ma preparatevi a spendere.
E preparatevi mentalmente.

Io le metto nella categoria:
“Da vedere una volta nella vita.”

E poi basta.

A meno che qualcuno non mi paghi il viaggio, ovviamente. 

Forse non era l’isola a non tornare.
Forse ero io che cercavo conferme in un posto che doveva solo essere visitato.

L’avevo idealizzato.

E a volte si viaggia proprio per questo:
per ridimensionare i miti,
e riportare le cose alla loro misura reale.

Tags: #Galapagos
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