Questa settimana è iniziata in modo burrascoso. Sarà il cambio di luna, sarà l’astinenza da viaggi… fatto sta che già di lunedì avevo raggiunto il limite.
La tentazione di prendere a testate qualcuno si è palesata più volte. 🤷♀️🤦♀️
Per fortuna, in smart working, posso sbottare senza dovermi scusare con nessuno. 😅
A volte dubito di riuscire a realizzare il mio progetto, altre sento chiaramente che il lavoro che ho sempre fatto non mi stimola più. Anzi, spesso mi demotiva e mi rende acida.
Non voglio più seguire quella strada, o almeno non alle condizioni di prima. Ecco perché questi “momenti no” sono per me una conferma: la nuova strada che ho scelto è l’unica possibile.
Anche se è ancora tutto un work in progress, oggi voglio raccontare proprio questo: le difficoltà che sto incontrando e come le sto affrontando.
Perché il mio lavoro mi sta stretto?
Al di là della scarsa considerazione che spesso riceve il controllo di gestione, la cosa che più mi irrita è non poter nemmeno programmare un weekend lungo.
Periodi off-limits ovunque: chiusure mensili, trimestrali, forecast, budget, chiusura dell’anno 🤯… dove, tra l’altro, tutti sono in ferie e tu vaghi in azienda in cerca di risposte che non arriveranno mai in tempo. 😭
Destino funesto!
Sogno la libertà di gestire il mio tempo e di sentirmi appagata mentre lavoro.
Utopia? Forse.
Ma se non ci provo ora, quando? 🥷💪
Spaesata, lenta, un po’ boomer 🐢
E credetemi: ce la sto davvero mettendo tutta.
Solo che mi sembra di andare a rilento.
Faccio fatica a creare contenuti per i social, mi confronto con quello che vedo online e mi avvilisco. È un mondo che non conosco.
Mi sento spaesata… un po’ boomer, direi. 🐢
Con le foto nessun problema — ne ho a volontà — ma gli algoritmi vogliono i video.
E io:
a) Non sopporto fotografarmi o essere fotografata.
b) Non sopporto filmarmi. (E mi sento ridicola a farlo.)
Invidio sinceramente chi riesce ad apparire naturale in video.
Così, consapevole dei miei limiti, lavoro su me stessa a piccoli passi (#lelefantesimangiaapiccolefette), cercando un formato che mi rappresenti, senza sembrare finta.
Ogni tanto infilo una mia foto, giusto per far vedere che esisto. Ma ne farei volentieri a meno .

Da dove ho iniziato?
Dal blog.
Scrivere mi viene più facile. Non sono una scrittrice, ma quando ho l’idea, il pezzo scorre da solo.
Lo rileggo, lo edito, controllo se ho esagerato col sarcasmo (che è un po’ il mio marchio), poi impagino.
E lì iniziano i dolori. 😅
Per formattare il primo articolo ci ho messo due sere.
Perché, finite le ore da controller, mi piazzo al pc e lavoro a Morsa da una scimmia. Ogni momento libero lo dedico a questo.
Mentalmente è faticoso, ma mi fa sentire viva.
Sbagliando si impara
Perché ci ho messo due sere?
Non capivo come impaginare, inserire immagini, usare l’HTML.
Ci ho sbattuto la testa per bene.
Essendo cocciuta come pochi (della serie: “hai una testa che neppure i maiali la mangiano”),mi sono data al mio sport preferito : googolare in tutte le lingue che conosco per ottenere lo script che volevo.
Ora so inserire il drop cap, usare il block quote, allineare immagini, cambiare colori, aggiungere sottotitoli.
Nulla di epocale, ma per me è stato un traguardo. 😅
Per scrivere e pubblicare un solo articolo ci voleva anche una settimana.
E non potevo certo aprire un blog con un solo post.
Quindi: testa bassa e pazienza a non finire! Però ci sono riuscita, sono sopravvissuta anche a questo!
Stanca ma felice
Nonostante la fatica, le difficoltà e la frustrazione di muovermi in un ambiente nuovo (sicuramente ragazzi con metà dei miei anni avrebbero fatto tutto in 5 minuti), mi sentivo appagata.
Andavo a dormire all’una, sveglia alle sei, e via con la routine da controller.
Poi è arrivato il triplo salto mortale 🤸🤸🤸
Dopo aver imparato a formattare, sono passata ai video.
Il mio tallone d’Achille. 🙈
Ho cercato di imparare a gestire anche quelli, inserendo persino la mia voce, con quel tono imbarazzato da segreteria telefonica.
Ci ho messo settimane per arrivare a un risultato che mi sembrasse “ok”.
Niente wow, solo un “Brava Elena, anche questa volta te la sei cavata.”

Il giudice più severo
Ho iniziato a sperimentare mi sono data al “fa e disfa”, arrivando anche a registrare oltre 60 volte lo stesso testo. Lo scrivo con non poca vergogna😅!
In tutto questo, non mi sentivo abbastanza reattiva, veloce.
Anche se i professionisti mi dicevano che stavo facendo un ottimo lavoro, io non ci credevo.
Perché si sa: i peggiori giudici di noi stessi siamo noi.
Siamo spietati nel valutare il nostro operato.
La cosa buffa è che se dovessimo giudicare un amico al nostro posto, saremmo molto più indulgenti. Probabilmente gli lanceremmo petali di rose al passaggio per ogni piccolo progresso! (Lo so che in questo momento state annuendo con la stessa velocità del collo di una gallina in passeggiata! 😂)
E allora diamocela, questa pacca sulla spalla!
Ce la meritiamo.
Per quanto piccoli ci possano sembrare i nostri progressi, sono comunque passi verso una direzione diversa, verso un traguardo tutto nostro.
Quindi, sì: festeggiamoli.
La soddisfazione di vedere finalmente quella lettera iniziale ingrandita come volevo.
Il sorriso dopo aver registrato un audio che sembrava una chiacchierata con un’amica.
L’entusiasmo per un video che somiglia all’idea che avevo in testa.
Momenti di pura gratificazione.
Linfa vitale per andare avanti.
Quando decidi di volerci provare… l’universo c’è.
Ed è proprio oggi, dopo l’ennesima giornata “letamosa”, trascorsa a ripassare l’intera sezione di insulti in veneto, che — poco dopo aver detto ad alta voce:
“Io non voglio più lavorare in questo modo. Voglio altro per la mia vita.”
… è arrivato il segnale che aspettavo: un’e-mail.
Non era un’e-mail qualunque.
Era il certificato di registrazione del mio marchio dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
“Morsa da una scimmia” è ufficialmente un marchio registrato.
Il mio marchio. (#nonsiamoquiapettinarelebambole)
Ovviamente, amici miei, questo, entra dritto nella pole position dei traguardi da festeggiare con una pacca sulla spalla.
Magari da fuori sembra poco, ma chi ci è passato — chi ha vissuto un momento simile — lo sa:
sono quei piccoli-grandi istanti che ti scaldano il cuore e ti fanno dire: “Ora sì, sto andando verso la meta.”
Cosa mi sta insegnando tutto questo?
Che ogni passo, anche il più faticoso, è una conferma.
Anche quando la strada si fa tortuosa, anche quando tutto sembra rallentare:
ogni piccola vittoria mi ricorda che sto costruendo qualcosa di vero.
Il mio percorso non è perfetto, ma è mio. Ed è autentico.
Anche i momenti di frustrazione, stanchezza o dubbio hanno un senso.
Anche se a volte quel senso ci sfugge.

Oggi non torno indietro
Oggi mi sento più vicina alla meta.
Ogni conquista — anche la più piccola, quella che agli occhi degli altri potrebbe sembrare insignificante — mi spinge ad andare avanti.
Tornare indietro, ora, non è un’opzione.
Sono cambiata troppo per fermarmi.
Forse un giorno, dopo aver provato tutto.
Ma non oggi.
Oggi è tempo di celebrare ogni progresso.
Perché ogni passo avanti è un passo verso la libertà, verso il futuro che sto costruendo.
E adesso, più che mai, so che sto andando esattamente dove voglio essere.
E questo vale più di ogni altra cosa.


